Postiamo un articolo di Paolo Pillitteri, uscito oggi sull’Opinione, segnalatoci dalla redazione del quotidiano diretto da Arturo Diaconale. Fateci sapere se e quanto siete d’accordo con il pezzo di Paolo.
Aggiungo anche la mia alla voce di quanti, anche sull’Opinione, come Biagio Marzo – e sarebbe importante aprirne un dibattito – segnalano il silenzio calato sulla Costituente Socialista, il progetto di riunificare i diversi socialismi della diaspora.
Anzitutto silenzio mediatico, denunciato anche da una mente lucida e appassionata come quella di Antonio Ghirelli, vedi “Il Riformista”, che parla di “sprezzante indifferenza della grande stampa, della Rai e di Mediaset”. Vero, verissimo. Se non appari in TV, se non sei sui giornali, non ci sei, semplicemente: non esisti.
E già questo potrebbe essere un tema per i valorosi costituenti, discutere del silenzio tombale sceso su chi si batte per la rinascita socialista, per avviare con la Costituente un progetto ancora più largo, iniziare un percorso che dilati i confini, promuova l’aggregazione di forze varie nella sinistra, nel mondo laico, in quello liberale, libertario, radicale.
Dove, peraltro, sono state risvegliate e accese tante e tante speranze e attese. Solo che, per realizzare questo programma, occorre la volontà.
E anche un po’, almeno un po’ di ambizione. E di coraggio. Certo, ci vuole coraggio anche e soprattutto per apparire, per esserci. Se proponi, per dire,uno smarcamento dal governo per i suoi eccessi massimalistici (lo fanno, lo fanno, dalla Bonino a Ferraro) i media non possono (più) ignorarti. Ma tant’è.
Mettiamo pure che l’alto silenzio estivo derivi dalla timidezza – e non voglio dire di peggio – di gruppi dirigenti che pensano che il più sia stato fatto con i diversi pur pregevoli Bertinoro e congressi vari (peraltro non molto mediatizzati pure loro) e che, dunque, l’intendence suivrà. Un errore madornale, giacchè se non si batte il ferro costituente finché è caldo, se ne perde via via la sua raison d’etre, come ebbe a dire un certo Mitterrand che di riunificazioni se ne intendeva.
Per non dire di un tale Craxi (Bettino) – si noti come nei postsocialisti questo nome rimanga sulla punta della penna, a cominciare da un Martelli il cui brillante excursus sugli ‘80 autocensura il craxismo-martellismo di Rimini- che (ci) insegnava come a qualsiasi progetto, oltre alle parole d’ordine, dovevano, devono seguire e convergere sforzi organizzativi e coinvolgenti, diffusi, capillari, partecipati, aperti.
Ora, non soltanto non s’è visto nulla di consistente, ma, quel che più sorprende, non s’è avvertita alcuna esigenza concreta di attuare un minimo di presenza mediatica viva, provocatrice, chiarificatrice, propositiva.
La Costituente Socialista, a parte qualche raro intervento, somiglia, per gli italiani, ad un oggetto misterioso, sconosciuto, nascosto, marginale. Se si pensa che la Costituente trovava una sua ragione principale nel dissenso sul PD e sui modi con cui nasce(va) questo “compromesso storico bonsai” (frase felice di un Intini da allora in poi afasico), per di più involtolato nei più spregiudicati giochi di corrente quali non si vedevano dalle antiche riunioni correntizie estive della Dc d’antan, a Saint Vincent piuttosto che a San Pellegrino, l’assenza di qualsiasi presa di posizione di quest’estate sembra come dar ragione a quanti, nella maggioranza come nell’opposizione, nel Pd piuttosto che in Fi, ritengono del tutto velleitaria e priva di spazio la rinascita socialista.
Il bello è che argomenti su cui intervenire non sono mancati, a sinistra come a destra. Qui è esplosa la Bomba Brambilla, nientepopodimeno che la nascita, per partenogenesi, di un nuovo partito a fianco di Fi. Si dirà: sono affari loro. E invece no, sono di tutti, anche a sinistra, anche e soprattutto dei Costituenti che potrebbero, anzi dovrebbero dire la loro su un “evento” o “effetto speciale” che ha di nuovo consentito al Cavaliere, bloccato dai pasticci nella CdL, di dettare un’agenda politica, di rubare la scena mediatica ai progettisti del Pd.
Non è poco. Se per rinascita socialista, laica, liberale, repubblicana, libertaria s’intende la proposta di un modo diverso, serio, coerente e innovativo di innervare questa politica senza partiti e questi partiti senza politica, è a dir poco paradossale il mutismo dei suoi massimi dirigenti. Mutismo che si verifica anche sullo snodo cruciale dello (scarsisimo) riformismo dentro un governo in cui Prodi, novello Re tentenna, sta a galla sui salvagente che gli capitano, sballottato dalle onde massimaliste, sol che si pensi alla emblematica legge Biagi, che soltanto un cupio dissolvi massimalista vorrebbero cancellare. Solo la Emma Bonino, ministro della RnP, cioè socialista, s’è dissociata, ancorchè sospettata di gioco di sponda prodiano. Eppure, si muove.
Dovrebbero essere i rinascenti socialisti i primi ad indire una manifestazione a difesa di una legge, che, non va mai dimenticato, porta il nome di un socialista, ucciso dai terroristi. Invece, e lo ricordava proprio il nostro Marzo, è scesa una cappa di distinguo, di puntualizzazioni se non di indifferenza. Mi fermo qui. Aggiungendo che non si è parlato di sistema elettorale, di politica estera, di politiche per una scuola al collasso. Almeno un Tremonti ne ha proposto l’alzabandiera, ma temo che sarà bianca.
Al silenzio assordante di cui sopra, si contrappongono invece prese di posizione comunque importanti di un Casini che ripropone un centro dei moderati con Mastella, o viceversa, di un Rutelli col suo “centro sinistra di nuovo conio”, che significa la rottura coi massimalisti. C’è la riscoperta di un Letta degli anni ottanta postideologici. E le non meno interessanti uscite-prefazioni di un Veltroni resosi conto, alla buonora, che è finita l’epoca delle coalizioni fatte per vincere ma per non governare.
E mentre s’ode all’estrema sinistra un minaccioso tuono per un autunnale disimpegno governativo, la Costituente fa la solita scena: muta.

Il silenzio mediatico può avere anche alcuni vantaggi come la possibilità di concentrarsi maggiormente sul progetto politico senza il peso di una stampa e di una critica da cabaret.
La rinascita va fatta con meditazione prima e poi azione. La meditazione deve avvenire negli animi e nelle volontà dei diversi partiti che dovranno giungere con sicurezza e con una nuova forza vitale, a fondare il nuovo soggetto politico. L’azione e quindi l’esposizione al pubblico saranno le dirette conseguenze di un piano già realizzato ed impacchettato per farlo conoscere agli italiani. Il partito democratico si presenta come pezzi di puzzle diversi male incastrati. Il nuovo soggetto politico socialista nascerà nel nome di un unico pensiero ed un unico amore. Per questo servirà del tempo e servirà del lavoro silenzioso prima di presentare alla gente il partito del futuro, che sfida ogni show, ogni forte interesse personale, ogni alleanza forzata che quotidianamente ci vien servita nel piatto, al posto del cibo.
Forza ragazzi, il socialismo necessita della Vostra, autorevole presenza, il futuro è vostro.
Finalmente sono riuscito a collegarmi con il vostro utile e simpatici sito, sarà mia cura fare degli articoli di merito, in modo particolare a quella fase così delicata a cui andiamo incontro:
La Costituente Socialista.
L’aspettavamo, noi, vecchi socialisti, la vogliamo per smentire tutti coloro i quali parlano della fine del socialismo o quelli che parlano di riformismo senza essere mai stati dei riformisti o peggio ancora dei conservatori legati solo alla poltrona.
G. MAFFUCCI