di Biagio Marzo
C’era una assenza alla Conferenza programmatica della Costituente socialista. Un grande assente: Bettino Craxi. Seppure nessuno lo abbia nominato per ricordare la sua politica riformista e indicato tra le icone ufficiali del nuovo Partito socialista della Rosa senza pugno (al contrario della Rosa nel pugno, quando lo Sdi era alleato con i Radicali di Marco Pannella), il suo fantasma ha aleggiato nell’aula confindustriale. Si sentiva che la Conferenza era di un altro tono rispetto al passato del Psi, più dimesso, senza la politica con la P maiuscola e le grandi sfide che hanno contraddistinto il socialismo italiano degli anni Ottanta. E’ vero che si respirava aria riformista in gran quantità, che solo la cultura politica socialista sa dare, ma è vero anche che mancavano all’appello i nomi e i cognomi di coloro che sono stati i veri artieri e portabandiera del riformismo.
Con questo, ci guardiamo bene di voler costituire meccanicamente il partito di reduci e combattenti di Via del Corso, che è morto e sepolto, ma nemmeno creare un soggetto che pur intestandosi l’eredità del socialismo italiano, si presenta all’appuntamento della rinascita senza memoria storica. Laddove, il nuovo sta da una parte, senza esserlo, il vecchio dall’altra solo per il fatto di non aver mai rinnegato, nel bene e nel male, la storia socialista sia quando era accusata, di volta in volta, di social-fascismo e/o di social-comunismo sia quando era additato come una sacca di corruzione.
Mentre il nuovo soggetto si avvia a diventare nuovamente un protagonista della scena politica, (sebbene sia stato oscurato totalmente dai mass media: Il Corriere della Sera come un tempo la Pravda e La Repubblica come la Izvetija raccontano solo e soltanto le cronache del nascente Partito democratico), i grandi leader storici socialisti, quindi la storia socialista, sono stati altrettanto oscurati, ossia rimossi dalla nuova leadership che guiderà il partito ritornato in vita. In sintesi, è ritornato il partito dal bel nome antico, senza, però, la sua anima storica. Va bene Loris Fortuna, va bene Marco Biagi, ma cosa centra Giuseppe Di Vittorio dio solo lo sa. Perché non Bruno Buozzi, il sindacalista riformista trucidato dai nazifascisti? In fondo, sono i riformisti che hanno vinto sui massimalisti. Benché in Italia abbiano voce in capitolo quest’ultimi.
Anche per le icone sono state usate, tutto sommato, per un verso quelle di basso profilo politico, (benché Fortuna sia padre assieme a Pannella della vittoria del referendum sul divorzio e Marco Biagi autore del “Libro bianco” per questo motivo è stato assassinato dalla Brigate rosse), per altro quella sbagliata. Probabilmente, il segretario della Cgil è stato scelto per le sue origini socialiste, ma già nel 1924 fu eletto deputato nella lista del partito comunista, tre anni dopo la scissione di Livorno. Se per questo avremmo dovuto mettere anche Palmiro Togliatti e Antonio Gramsci soprattutto. E comunque, è stato commesso un passo falso, o, meglio dire, una gaffe, ma graziaddio nessuno presta a questa “svista” alcuna attenzione. Dunque, siamo alle prove tecniche del Partito socialista, ovvero allo sforzo di dargli un’anima, la cui cifra non può essere una visitazione di un laicismo in salsa pannelliana, una riattualizzazione degli equilibri più avanzati di demartiniana memoria, una riedizione aggiornata dell’Ulivo prodian – parisiano, restato come un caro reperto archeologico nelle menti e nel cuore di alcuni esponenti del neo partito. Tuttavia, non è detto che non si può cambiare in corso d’opera.
E’ possibile che i dirigenti socialisti siano tutti degli smemorati come se fossero usciti dal Cottolengo, dopo un ricovero durato più di un decennio. Il monumento vivente degli smemorati, tralaltro, è Walter Veltroni che ha detto e ridetto di essere un anticomunista, lui che deve tutto al Partito comunista italiano.
A ben vedere, i dirigenti della Rosa lo hanno copiato a puntino, con un dettaglio non di poco conto, che Craxi non è stato Stalin ed era, oltretutto, un socialista liberale dalla cima dei capelli alla punta dei piedi. Va da sé che si batté alla morte per rendere il suo Paese più democratico, più libero, più ricco e più moderno. Non è tutto. A posteriori ha avuto ragione. Si badi che all’inizio degli anni Novanta, in cui si scatenò una campagna giustizialista e populista, individuando nei partiti di governo il male assoluto del Paese, denunciò , coraggiosamente, in Parlamento, il finanziamento illecito dei partiti, di tutti i partiti dall’A alla Z, perché tutti erano dediti a praticarlo a mansalva, ma restò solo, perché i segretari di maggioranza e di opposizione si vergognarono di confessarlo. Il mancato coraggio di allora fu pagato amaramente dai partiti di governo, dato che furono liquidati per via giudiziaria, e lo stanno pagando oggi alcuni leader che allora la fecero franca, visto che sono sotto lo scacco giudiziario e la gogna mediatica.
Alla fin fine, la croce l’ha portata fino alla cima del Golgota solo il Psi di Craxi, ma questo non deve stupire, perché ciò si ascrive lungo la storia italiana, nel senso che nei momenti più difficili e tragici, il Belpaese ha trovato sempre un capro espiatorio per farla pagare.
Detto questo, a Enrico Boselli, che non ha mai dato ascolto al canto delle sirene del Partito democratico, a Gianni De Michelis, che ha sempre detto che quando ci sarebbero state le condizioni per la costruzione della Casa comune socialista, lui sarebbe stato il primo a vestire i panni di muratore, a Gavino Angius, che ha lasciato i Ds, di cui è stato uno dei padri fondatori, per l’idea socialista e, infine, a Rino Formica, che, in questi anni, non si è stancato di predicare la nascita del nuovo partito, vanno i meriti della formazione del Partito socialista la cui presenza sana un vulnus all’interno della democrazia italiana.

lavoriamo per non far morire il socialismo.dopo largo ai giovani con nuovi quadri dirigenti franci gabriele socialista di Urbino dalla nascita 1961
si nasce …si vive …si muore socialisti..
@ gallina bianca
si nasce …si vive …si muore socialisti..
Ma prima di morire (da Socialisti), cerchiamo di lasciare il segno, scompaginando l’altrui disegno. I padri ci guardano dall’alto, cerchiamo di non deluderli, depauperando l’eredità che ci hanno lasciato. Se c’è da fare i muratori: pronti.
sempre fratelli muratori….ihihihihi
ci appoggiassero almeno i muratori…:-(
Basta con i distinguo chi è socialista lavori per non far sparire i socialisti. Riprendere il bastone del pellegrino e cominciare a lavorare casa per casa e spiegare la ragione perchè votare socialista.laicità laicità, scuola pubblica, scuola pubblica, diritto di maternità, sanità per tutti.
Chi è socialista come me da generazioni mette da una a parte il distinguo e lavora.Io come molti credo ancora che il partito si può e si deve rissollevare con l’aiuto di tutti. Auguri compagni wiva il socialismo che è fonte di democrazia viva zapatero.
Cari compagni care compagne con piacere che voglio difefendere l’orgoglio di essere socialista.Voglio farvi riflettere su di un punto molto importante che ho toccato con mano.Un amico che all’età di 60 anni si è accompagnato con una signora che era alle dpindenze della madre anziana non più autosufficiente alla morte della madre anno deciso di vivere innsieme sulla casa di proprietà delle case popolari.Dopo 15 anni di convivenza la compagna muore per malattia.Dopo una settimana un avviso dalle case popolari che doveva lasciare la casa ad un’altra coppia perchè loro erano sposati lui era solo accompagnoto tutto ciò è inammissibile.c