Il ricordo di Aldo Moro

di Biagio Marzo

Su Aldo Moro se ne stanno dicendo tante, tante falsità e banalità. Come se non ci fosse una memoria storica, i “ragazzi di Berlinguer” si permettono il lusso di far passare Moro come il teorico del Partito democratico, lui che era un democristiano dalla cima dei capelli alla punta dei piedi. Moro, in verità, era un moderato e non un uomo di sinistra. Anzi. Lui si serviva della sinistra storica, Psi prima e Pci poi, per piegarla ai grandi interessi del momento dello scudocrociato. La Dc era un partito in crisi ed esaurita l’esperienza centrista, quella di centrosinistra, puntava alla collaborazione con il Pci berlingueriano.

E Moro si fece carico sempre e comunque di ciò per sostenere la Dc come il partito di maggioranza relativa. Per questo obiettivo ebbe come stella polare la integra conservazione della identità e del potere della Dc. Inoltre, solo con una Dc in queste condizioni poteva portare la mediazione a sinistra. Insomma, si serviva della sinistra per rafforzare il potere del Partito stato, ossia della Dc. Peraltro, non procedeva a strappi, il vero obiettivo era di portare alla collaborazione con il Pci tutta la Dc e così fu. Secondo la vulgata, Moro non era altro che un “giolittiano post litteram” con un disegno politico preciso: eterizzare la Dc come partito del grande potere. Per Craxi, Moro fu un “cattolico fervente e praticante e non era riformista più di quanto non lo fossero i dorotei della sua corrente. Il suo vero intento fu sempre quello di mediare tra elementi in conflitto portandoli all’immobilismo e favorendo in realtà quei settori del capitalismo italiano che fin dal 1962 operarono per indebolire il centrosinistra e successivamente le forze che non servivano i loro interessi. I comunisti erano di conseguenza rimasti anche negli anni del compromesso storico ai margini del governo, non riuscendo a rapportarsi da pari a pari con la Dc, ma solo per responsabilità dei democristiani: erano in una situazione bloccata tanto all’interno quanto all’esterno”.

A sostegno della svolte moderate dei governi della Prima repubblica ci fu sempre la mano di Moro. Per la svolta moderata del primo centrosinistra ci pensò il Piano Solo del generale dei Carabinieri De Lorenzo. E Moro di ciò fu a conoscenza, fu, tutto sommato, uno dei leader svoltisti. Per non parlare dello scherzo fatto da lui al Pci, quando, nella composizione del governo di solidarietà nazionale di Andreotti ci mise ministri conservatori della peggior specie.

Il parlamentare pugliese, come visto, non era come i maestri cantori della chiesa del Partito democratico lo raffigurano nelle loro interviste e scritti . Walter Veltroni e Massimo D’Alema stanno facendo di tutto per far passare il Pd, con le debite differenze, come un partito a immagine e somiglianza di Aldo Moro, commettendo una grossolana manipolazione della storia. A dire il vero, le cose che loro dicono non possono essere prese come oro colato, come se avessero le chiavi della storia. Avendo questa facoltà, non datagli per la verità, da chicchessia, stabiliscono chi viene assolto, perdonato e dimenticato. Mandano Prodi nel dimenticatoio, esaltano Berlinguer, abbracciano Moro e colpiscono con la damnatio memoriae Craxi. Fanno quello che gli pare e piace, senza che si alzi una voce di dissenso. Quando la democrazia perde, come sta accadendo ora, la vis della dialettica e del dissenso, acquistando la cifra conformista, rischia grosso

L’operazione che gli ex comunisti hanno in mente è che il Pd non avendo identità e un retroterra di cultura politica, si rivolgono alle grandi icone del Novecento per dargli rango e nobiltà. Aldo Moro è una di queste, così come quella di Enrico Berlinguer. Sebbene Berlinguer lo volesse al Colle, al tempo del sequestro lo lasciò nelle mani delle Brigate rosse, per essere uno dei capi del Partito della fermezza. Per l’appunto, il mondo politico si divise proprio sulla prigionia di Moro, chi era per il Partito della fermezza e chi per il partito della trattativa. Mentre il Partito della fermezza, (del quale facevano parte di Benigno Zaccagnini, segretario Dc, Enrico Berlinguer, segretario del Pci, e Ugo La Malfa, segretario del Pri), si batteva per non trattare con le Br e per lasciare Moro al suo destino, il Partito della trattativa mirava, costi quel che costi, alla liberazione del presidente democristiano. Antonio Tatò, ombra di Berlinguer, scrisse nei suoi famosi e famigerati appunti che “le Br sono i nemici dello Stato, e con i nemici dello Stato non si tratta”.

A capo del minuscolo e isolato Partito della trattativa, c’era Bettino Craxi, segretario del Psi. Al suo fianco c’erano Marco Pannella e Leonardo Sciascia. Il segretario socialista e lo scrittore siciliano sono morti, Pannella è vivo e vegeto e potrebbe dire molte cose isul mistero del caso Moro.

La linea della fermezza fu dura e spietata: nessuna trattativa, nessuna debolezza verso i terroristi che chiedevano la liberazione dei terroristi politici in cambio della vita di Moro. “Una fermezza e una intransigenza – scrisse Craxi- che nemmeno il governo tedesco adoperò quando fu rapito il segretario della Democrazia cristiana berlinese e nemmeno il governo israeliano manifestò nei giorni del dirottamento dell’aereo dell’El Al a Entebbe”. Che, peraltro, una fermezza e una intransigenza venuta meno quando il governo italiano, alcuni partiti di destra e di sinistra e i magistrati decisero di trattare con i pentiti per combattere la criminalità, e quando i governi della cosiddetta Seconda repubblica trattarono con i terroristi per salvare delle vite italiane in Iraq e in Afghanistan.

Aldo Moro, in quei giorni di prigionia, scrisse delle lettere secondo cui i vertici della Dc avrebbero dovuto appoggiare l’ispirazione umanitaria socialista in alternativa a quella del governo di solidarietà nazionale. Al che, Leonardo Sciascia, componente della Commissione di inchiesta su la strage di Via Fani, nella relazione di minoranza, analizzò la richiesta di Moro:” Con questa tesi si avalla il peggior rigore comunista”. E comunque, il peggior rigore comunista corse a sostegno della Democrazia cristiana.

Oltretutto, il Partito della fermezza nacque in quel momento, perché “l’ispirazione rivoluzionaria – scrissero in un libro Rossana Rossanda a Carla Mosca- era basata su un linguaggio che apparteneva proprio all’album di famiglia comunista”.

Veltroni e D’Alema dovrebbero essere più accorti ad accostare il Pd ad Aldo Moro.

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